lunedì 24 settembre 2012

Addio vecchio sito :(

Eh ragazzi miei, a volte capita.
A volte è indipendente dalla volontà delle persone.
A volte sei costretto, con tuo grande rammarico, a dover modificare qualcosa a cui avevi già trovato un suo senso estetico.

Questo è successo venerdì sera col nostro caro vecchio sito, il bloggone con la colonna a destra e le paginette di menù in alto che ci ha accompagnato per tanto tempo nel nostro cammino. Certo, era vecchiotto e indubbiamente brutto a livello grafico ma senza dubbio era pratico e ignorante come piace a noi, user friendly tanto da lasciarsi avvicinare da qualsiasi nemico della tecnologia. Purtroppo, come vi annunciavo in precedenza, venerdì sera ci ha lasciati improvvisamente. I pulsantoni del menù in alto hanno cominciato a indirizzare l'utenza a un inesistente javascript che ho scoperto poi essere causato da un aggiornamento della piattaforma Blogger che non supportava più la sua stessa precedente versione.

Così, un po' dispiaciuto dall'accaduto, ho preferito dargli degna sepoltura e dalle sue ceneri far nascere il nuovo sito dell'associazione, sempre raggiungibile al vecchio indirizzo www.kantieremisto.tk ma con MILLEMILA funzioni e paginette in più. C'ho messo tutto il week end ma ancora devo dargli qualche ultimo colpo di carta abrasiva fina per farlo diventare perfetto!

mercoledì 19 settembre 2012

Paratissima, vuoi partecipare?

Chez San Salvario – il distretto del design a Paratissima

Per la sua ottava edizione Paratissima si sdoppia e va a colonizzare una nuova parte di Torino, collocando alcuni suoi artisti nell’area del MOI e di Piazza Galimberti; allo stesso tempo Paratissima consolida e migliora la sua presenza nel Quartiere di San Salvario.
  

Vuoi partecipare?

Le location e gli spazi di Paratissima Design saranno aperti a designer, creativi ed a tutti i soggetti che operano nel mondo della produzione industriale – piccola e grande -, dell’autoproduzione, della sostenibilità, del design dei servizi, della comunicazione e dell’innovazione sociale, e di tutto ciò che possa raccontare in che modo il Design è “Chez San Salvario”.
Se sei un designer e sei interessato ad esporre nel distretto del design, iscriviti attraverso le consuete modalità di partecipazione a Paratissima: è sufficiente spuntare la dicitura ‘design’ tra le tipologie d’artista indicate nel form di iscrizione on line che troverai su: www.paratissima.it
Se hai una location “creativa” in San Salvario e sei interessato ad esporre nel distretto del design, o a partecipare ospitando un designer scrivici a: design@paratissima.it
Se vuoi proporre delle attività da inserire nel programma di Paratissima Design 2012 scrivici a: design@paratissima.it
Per ulteriori informazioni scrivici a: design@paratissima.it




http://www.argentdeposh.it/?p=1093

martedì 18 settembre 2012

SIGNORE DONNE di Guglielmo Bianco


Commedia brillante in due atti mercoledì 17 ottobre presso il Cinema Teatro Cristallo di Oderzo!

1 anniversario di matrimonio
5 coppie
2 gravidanze... 1 solo padre!!


LE SAGOME PRESENTA UNA NUOVA ED INEDITA PRODUZIONE TEATRALE, UNA COMMEDIA CONTEMPORANEA DAI TONI BRILLANTI, SOSTENUTA DA UN'IRONIA SPONTANEA, SPESSO SOTTILE E PICCANTE, PER UN'ORA E MEZZA DI DIVERTIMENTO E COLPI DI SCENA IMPREVEDIBILI GIA' DALLE PRIME BATTUTE, E CON UN FINALE BIZZARRO!!


INTERPRETI

Ketty Fregonese
Guglielmo Bianco
Sara Saccon
Luca Marcon
Elisa Ambruzzi
Edoardo Vernocchi
Gloria Fregonese
Giorgio Peccarisi
Giovanna Carnieletto
Alessio Fadel

SCENE E COSTUMI
Marco Baradel

TRUCCO
Katya Sarri
Karolina Giacomin
Lisa Casonato
Ilaria Businello

LUCI E SUONO
Michele Polese
Umberto Prignano

SUGGERITRICE
Ilaria Businello

MUSICHE
Ludwig Van Beethoven
Piotr Tchaikovsky
Antonin Dvorak
Guglielmo Bianco

FOTOGRAFO
Erin Hushi

RIPRESA
Riccardo Cancian

Grafica
MARCO BARADEL
LAURA VENDRAMINI

Hanno collaborato
STIVEN FRARE
MANUEL TRIVELLATO
MATTIA GAMBACORTA
ANDREA DE LUCCA

REGIA
Guglielmo Bianco



Ingresso Platea 10 Euro
Ingresso Galleria 8 Euro

- Prevendita presso Teatro Cristallo da Venerdì 17 ottobre negli orari di cinema, oppure chiarare al numero 346 3937274

lunedì 17 settembre 2012

PROROGATO FINO AL 30 SETTEMBRE IL BANDO DEL PREMIO FABBRI


La Fondazione Francesco Fabbri, impegnata nella promozione e valorizzazione dei linguaggi contemporanei, è promotrice della prima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee. 

Dato il grande interesse sorto attorno alla manifestazione, lo staff del concorso ha deciso di prorogare di due settimane le iscrizioni, fino al 30 settembre. 

Il premio è suddiviso in:

sezione / ARTE EMERGENTE
La prima sezione del premio è dedicata agli autori emergenti (che non hanno superato i 35 anni) che realizzano una ricerca di carattere innovativo e contemporaneo. Questi potranno partecipare con ogni forma creativa visuale, dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, dalla video arte alla performance, senza limitazioni nel linguaggio.

sezione / FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA
La seconda sezione è rivolta alla fotografia contemporanea in continuità con l’azione della Fondazione Fabbri, promotrice di F4_un’idea di fotografia, festival dedicato alla fotografia moderna e contemporanea.
Vi potranno partecipare autori da ogni paese del mondo senza limiti di età, al fine di analizzare le tendenze internazionali legate allo specifico medium. Questa sezione lavorerà in concerto con le altre iniziative intraprese in tale ambito dalla Fondazione sfruttando le collaborazioni e partnership già in atto.

I due vincitori riceveranno un premio di 4.000 euro e ci saranno delle menzioni della giuria.
Le e opere finaliste verranno esposte nella mostra collettiva a Villa Brandolini a Pieve di Soligo (TV) dal 24 novembre al 23 dicembre.

Giuria: Antonio Arévalo, Daniele Capra, Martina Cavallarin, Valerio Dehò, Luca Panaro, Stefania Rössl, Carlo Sala, Alessandro Trabucco e Francesco Zanot.

Il Premio Francesco Fabbri vuole essere uno strumento di indagine e ricerca sulle varie sfaccettare della contemporaneità visiva internazionale.

per info e iscrizioni:

Il Premio è promosso dalla Fondazione Fabbri e reso possibile grazie al supporto della Famiglia Fabbri e la collaborazione del Comune di Pieve di Soligo. E' patrocinato da FIAF (Federazione Italiana Associazioni fotografiche) e GAI (giovani artisti italiani), con il supporto di TRA (Treviso Ricerca Arte), Enzimi e Centro Studi USINe. Il Premio è inserito nel palinsesto regionale RetEventi Cultura Veneto 2012 per la Provincia di Treviso. Il Premio ha il sostegno del Consorzio BIM Piave.

sabato 15 settembre 2012

IO SONO VIVO VOI SIETE MORTI


A tutti gli uomini pensanti e a tutti i replicanti senzienti,

carissimi amici della libreria,

martedì prossimo, 18 settembre, inizierà il tributo a Philip K. Dick. Inizieremo da PER percorsi enogastronimici, il nostro ristorante cheese bar elettrico DOC.

LIVIO VIANELLO leggerà il racconto l'IMPOSTORE, di Dick. Una serata fantascientifica, imperdibile.

A seguire musiche dallo spazio condotte da DJ STEVE, un tuffo nell'elettronica del passato futuro o del futuro passato, tutta da ascoltare tutta da ballare.

seguiteci su

http://philip-k-dick.blogspot.it

felice spaziale giornata a tutti

eros


Fantascientifica serata al PER!

Sempre in collaborazione con la nostra libreria di fiducia, Librerie.coop - centro comm. Conè di Conegliano, partecipiamo alla prima serata di presentazione di un bellissimo progetto denominato "UN ANNO DI PHILIP K. DICK - Omaggio al grande visionario", in occasione del 30esimo della sua scomparsa. Concerti, cinema, CUCINA, fumetti, ma anche LETTURE! Conoscete "Blade Runner"? ebbene sì, Ridley Scott girò questo film CULT, ispirandosi proprio al libro DI DICK "Il cacciatore di androidi" del 1968.

Alle 20.30 inizia la nostra cena ELETTRICA, mangeremo per calmare i morsi della fame e subito dopo LIVIO VIANELLO, noto attore e lettore, ci proporrà uno "spettacolo di letture" tratte dal libro IMPOSTORE".

....e dalle 23.00 Dj set a ingresso libero con STEVE... ovvero dal Sudafrica a Bagnolo, passando per Londra!!

Questa volta, vogliate scusarci, non vi portiamo L'AUTORE, per evidenti motivi... ma come dice lo slogan
IO SONO VIVO - VOI SIETE MORTI
d'altra parte lui era un Visionario!!

non mancate!!!

Inizio ore 20.30
costo della cena - 18 euro

dalle 23 dj set con Steve - ingresso libero

info e prenotazioni
PER 0438 34874 - per@perenzin.com
LIBRERIE.COOP 0438 369393 - Libreria.Conegliano@librerie.coop.it

Sara Azzalini

Perenzin Latteria srl
Via Cervano,85 Bagnolo - 31020 S.Pietro di Feletto (TV)
tel. e fax 0438 21355 - info@perenzin.com - www.perenzin.com

PER Percorsi Enogastronomici di Ricerca
Via Cervano,77/D Bagnolo - 31020 S.Pietro di Feletto (TV)
tel 0438 34874 - per@perenzin.com - www.perenzin.com

mercoledì 12 settembre 2012

Di fantapolitica, riforma concettuale e d'altre magagne sofiste


Durante la pausa caffè del tardo pomeriggio, mentre le temperature calano in questa Primavera-che-non-è-una-Primavera ("che fretta c'era?"), ho rimuginato a lungo sui rischi legati al linguaggio ordinario e su come la sua efficacia in termini semantici dipenda dalla teoria della verità che un tale linguaggio incorpora.

Il pensiero è subito balzato lungi da queste coste rese minacciose da correnti, squali e meduse, per giungere volteggiando a più ridenti lidi... i lidi del Mare Adriatico. Ne è nata questa accozzaglia di pensieri, un po' elaborati da me medesimo e un poco ispirati ai già esistenti manifesti del monumento. Sono solo cartacce, sia ben chiaro, tuttavia hanno lo scopo di chiarire -- con un approccio eclettico -- i rischi e i benefici di un certo vocabolario che, nell'esperienza del Movimento Organizzato Nazionalisti Adriatici (M.O.N.A.), è pian piano venuto a costituirsi.

Mi sono altresì interrogato circa il luogo migliore cui consegnare la custodia di questo mio piccolo scritto. Quasi immediatamente, la scelta è ricaduta sul blog del Kantiere Misto. Il commitment mio privato è politico nel senso in cui questo aggettivo ("politico") è compreso da gran parte degli Italiani; non si debba però ritenere che tale mia disposizione d'animo debba per forza essere condivisa unanimemente. Ragion di più per ricorrere a questa associazione di cui sono membro come agone in cui gettare queste quattro idee: il commitment del Kantiere, infatti, resta politico nel senso che Giovanni Paolo Pasquali (di cui vi consiglio un recente libro) definirebbe "habermasiano". In senso dunque habermasiano il Kantiere è sì politico: è politico perché rispetta le idee di tutti, perché si confronta con la società... e lo fa continuamente, per vie pratiche: mettendosi in gioco, portando le competenze dei propri membri al servizio di tutti, offrendo spazi liberi per liberi dibattiti.

E' dunque avendo in mente questo commitment generale che sono onorato di potermi servire di questo spazio del Kantiere non per fare becera propaganda, ma per suggerire un dibattito critico (seppur interno a un gruppo che ha l'interesse nel diffondere le proprie idee). Rivologo dunque il mio ringraziamento al Kantiere Misto poiché consente a tutti noi di accedere al suo spazio (Spazio?) in cui mettere alla prova la dinamica interazione tra idee e azioni.

Detto questo, cioè terminato il doveroso elogio nei confronti del Mecenate, ecco che segue questa mia dissertazione, forse apocrifa...


Ortelio, Theatrum Orbis Terrarum (retrieved from www.viaggioadriatico.it)

Vox populi: "Ponentone!", "Tirrone!", "Mongobardo!"

...Vorrei mettervi a parte di un mio cruccio circa il concetto di "Ponentonismo", che consiste in ciò che mi piacerebbe definire come "Ponentizzazione dell'avversario polemico". Si tratta di una critica della caratterizzazione del Ponente come negativo in generale, poiché -- a mio dire -- questo processo rischia di trasformarsi in un boomerang concettuale. [notare come padroneggio bene le metafore locali!]
In altre parole, vi prego di volare col pensiero, almeno per un attimo, al nostro solido futuro: l'unità dei Popoli Adriati (o Adriatici). Ebbene, figuratevi che queste schiere gioiose finalmente si uniscano per fronteggiare un nemico comune, identificato per convenienza con il Vil Ponente. Ebbene, una volta vinta la sfida per l'indipendenza, cosa resta di questi concetti aberranti che sono stati marchiati a fuoco nella memoria degli indipendentisti?

Si rischia quanto segue: mentre prima il Ponente de facto caratterizzava una negatività e perciò lo si combatteva, successivamente il Ponente diventa il crogiuolo di ogni negatività. Si finisce dunque per sostituire il negativo all'Occidentale, caratterizzando ogni Occidentale come negativo. Questo potrebbe portare a lotte intestine, che causerebbero superflue e fattizie divisioni sia teoriche che pratiche, circa chi degli Orientali meglio rifiuti l'idea di Occidente.

Pensando l'Occidente come unilateralmente negativo, rischiamo di innescare una dialettica per cui le rive dell'Adriatico finiranno per condannare come Ponentoni i paesini immediatamente nell'entroterra e Venezia stessa si troverà ad essere dipinta come "ponentizzata" dai Triestini, per mere ragioni geografiche. Non parliamo poi dell'eventualità di "una gloriosa adesione dei Dalmati", che allora sarebbero legittimati a chiamare "Ponente" quella che per noi è l'Oriente d'Italia (non in senso Massonico, bensì Adriatico, perdio!). I Dalmati stessi vivono un'ambiguità identitaria, ossia la forzata alternativa tra l'identificazione delle loro origini con una sorta di colonialismo fascista (ipoteticamente radicato in una specie di imperialismo veneziano) e la totale e anti-storica assimilazione delle loro origini con quelle di una sorta di pan-slavismo coatto. Entrambe le posizioni, si noterà, pur cogliendo le tensioni di certi periodi (dittatura di Mussolini, dittatura di Tito...), sono storicamente infondate se si considerano corsi storici nemmeno troppo lunghi circa la romanizzazione dell'Adriatico e la sua successiva Venetizzazione -- entrambe non necessariamente conflittuali.

Come uscire da questr potenziali impasse? Ebbene, la mia proposta è che si ricordi sempre che noi prima cerchiamo il male ("priorità del male") e poi, per convenienza, lo identifichiamo in termini geografici. La definizione di Ponentismo è pertanto empirica, sintetica e non analitica e metafisica. Poiché quel Ponente è causa di dolori, ecco che lo identifichiamo come male. Non è causa di dolori in quanto Ponente... semplicemente le problematiche di cui è foriero sono genealogicamente giunte a sovrapporsi con un'area geografica, ma non per questo significa che ogni area geografica con quelle caratteristiche sia automaticamente identificata come male.

Mi immagino già il dibattito. Alcuni ipotetici oppositori Adriati di questo mio pensiero potrebbero invocare una sorta di determinismo, per il quale si finisce per riconoscere che il fatto che il Ponente sia tale e quale (cioè dominante, malvagio, inimico) è anche frutto della sua posizione geografica che l'ha, giocoforza, favorito nel suo lassismo e nelle sue mire di sfruttamento. Ben venga, dico io, ma ancora una volta stiamo mostrando che quella posizione geografica (l'Occidente) è causa forse necessaria, ma non sufficiente per una Ponentizzazione come noi la vediamo: essa ha di certo offerto l'occasione per una sottomissione dell'Est, ma ciò non significa che ogni Ovest sia automaticamente un Ovest dispotico. A questo riguardo, si potrebbero portare molti controesempi, come quello della West Coast americana, giaciglio di puerpere della democrazia.

Riassumiamo. Il dilemma è: "Poiché il nostro Occidente è negativo, ne deriva forse che tutti gli Occidenti siano negativi?". Risposta (molteplice):
(1) No, perché il nostro è un caso particolare che non ci legittima nell'induzione;
(2) No, perché noi stessi siamo l'Occidente di qualcosa;
(3) No, perché l'identificazione assiologica in termini geografici (in altre parole: l'attribuzione di male e di bene in termini geografici) è conseguente e non precedente ai fenomeni storici che hanno condotto alla produzione di questo male.
(3bis) No, perché la nostra assiologia geografica è una proposizione sintetica e non analitica.
Qualcuno dirà allora: "Perché non usare il concetto di Mongobardaggine o di Tirronismo?". Io credo che non abbia senso sostituire una parola a un'altra nella speranza di eliminare le incomprensioni. Mongobardaggine porta con sé un dilemma analogo circa la storia dei popoli: non si deve lasciar credere che la radice Longobarda sia la causa della villania dell'Occidente, bensì bisogna puntualizzare che la villania giace proprio nel "cattivo uso" che si fa di questa storia. Mi sia consentito di citare Nietzsche: "Uso e abuso della storia". Il problema, si vedrà, non è né la natura Tirrena, Longobarda od Occidentale di questi popoli, genti, partiti, etc. Il problema è il cattivo uso che hanno fatto di queste loro radici: hanno usato la propria storia come una scusa per assoggettare [subject], sfruttare [exploit] e discriminare [discriminate] l'Est.

E' pertanto con tono polemico che in Adriazia si suole far ricorso a fantasiosi attributi [mock-adjectives] (Mongobardo, Ponentone, Tirrone) che distorcono gli epiteti collegati a queste radici: il nodo semantico della questione è proprio nella distorsione delle parole stesse. Nel dire Mongobardo anziché Longobardo, si sottolinea la denuncia di un cattivo uso delle radici Longobarde (un vero abuso) da parte di alcuni rappresentanti di quei popoli che in quelle radici si identificano... la distorsione, che genera mostri, non è dunque da ascrivere all'Adriate, bensì al lìder [leader] occidentale stesso: l'Adriate, nel dire "Mongobardo", si limita a descrivere "una degenerazione che di fatto è stata osservata nel modo in cui quelle genti hanno interpretato le loro radici Longobarde" (o Occidentali, o Tirrene, etc.).

Si ribadisce dunque il valore descrittivo dei termini Mongobardo, Ponentone e Tirrone. Ciò che descrivono non è però una identificazione dello storico e del geografico come intrinsecamente negativi. La descrizione consiste invece nella presa d'atto di una degenerazione avvenuta entro le categorie interpretative di quei popoli che in tali tradizioni storicamente si identificano.

Ciò compreso, ecco che osserviamo come l'atteggiamento adriate sia innovativo nel sorridere amaramente di questi "abusi" dei luoghi e della "storia" -- abusi anche materiali, come quelli edilizi: non solo concettuali!
L'Adriate, nell'osservare tale degenerazione, esprime il suo orientale spirito contemplativo.
Non pago, egli fa di questa degenerazione oggetto di derisione e proprio per questo esprime la consapevolezza della limitatezza di tali prospettive, togliendo -- per così dire -- il trono da sotto le terga del sovrano: sottraendo serietà alla visione che Ponentonizza l'Occidente, Mongobardizza la radice Longobarda, e Tirronizza il Tirreno, le toglie anche il potere di dominarci e di sottometterci.
L'Adriate, poi, può avviare una contro-rivoluzione pragmatica e concettuale prendendo spunto positivo dall'antitesi di questi atteggiamenti negativi. In altre parole:costoro usano la loro storia per dividersi da altri e discriminarli? L'Adriate usa la propria storia per unirsi ad altri popoli e stabilire una continuità. Loro sfruttano il vantaggio economico di una posizione geografica per trionfare e soggiogare? L'Adriate trasforma lo svantaggio in una giustificazione per promuovere il progresso equo e sostenibile (industrialmente, culturalmente ed ecologicamente) delle sue regioni. Loro tematizzano l'élitismo a partire da presupposti geografici? L'Adriate, al contrario, si appoggia alla topografia diffusa delle città e alla spazialità ideale tracciata da rotte mercantili e conoscitive per riscoprire una comunanza e una comunitarietà con spiriti affini, senza allo stesso tempo pretendere l'adeguamento da parte di coloro che si dichiarano diversi.

  Così facendo, l'Adriate riconosce di opporre una ideologia positiva a una negativa, nella speranza comunque che tale ideologia positiva a un certo punto cessi di essere necessaria poiché, una volta vinta la lotta, essa non avrà più bisogno di essere propagandata in termini ideologici, poiché la sua natura spiccatamente critica le consentirà di evolvere e svilupparsi in termini adattivi e non conflittuali alla realtà dinamica cui si rapporta.
Perciò, se a livello superficiale possiamo paralre di uno scontro ideologico e partitico (Adriati contro Ponentoni), al di sotto di questo velo si scopre uno scontro più radicale... cioè quello del pensiero critico (che dunque sa anche criticare se stesso e sconfiggere le proprie negatività) contro il pensiero reazionario e acritico, costretto per forza di cose a ideologizzarsi, cristallizzandosi e morendo per assenza di movimento.

Così intesa, si passa con molta naturalezza dall'Adriazia satirica all'Adriazia interpretativa e, perché no?, anche progettuale e dunque realizzabile.

Quanti volti si sono specchiati in queste acque?

martedì 11 settembre 2012

Premio terna 2012


Premio Terna 04 per l' arte contemporanea


Manca meno di un mese alla chiusura del bando per partecipare alla quarta edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea “Dentro e Fuori Luogo. Senza Rete. Il Territorio per l’Arte”






DENTRO E FUORI LUOGO. SENZA RETE.
IL TERRITORIO PER L'ARTE.





Gli artisti potranno iscriversi, gratuitamente, entro le ore 18.00 di lunedì 1 ottobre direttamente sul sito www.premioterna.com e concorrere in una delle quattro categorie in gara.

  • Quattro le categorie in concorso: Gigawatt, Megawatt, Terawatt e Connectivity.

  • Iscrizione on line libera e gratuita per tutti gli artisti italiani e non che operano in Italia e in Russia.

  • Per iscriversi vai su www.premioterna.com nelle categorie Megawatt (over 35 anni), Gigawatt (under 35 anni) e Connectivity (dalla Russia).

  • Terna curatoriale composta da Cristiana Collu, Èric de Chassey e Gabriele Francesco Sassone.

  • Un progetto innovativo, curato da Gianluca Marziani, per gli artisti di fama della categoria Terawatt chiamati a realizzare opere site specific su una linea elettrica di importanza nazionale.

  • Giuria composta da Marzia Corraini, Antoine de Galbert, Alda Fendi, Kamel Mennour, Camilla Nesbitt, Michelangelo Pistoletto, Olga Sviblova e da Alessandro Villari.

  • Pittura, Scultura, Fotografia, Elaborazioni e Light-Box, Videoarte e Installazioni.

  • Premio Speciale under 23 scelto da una giuria di Young, Galleries, Galerie Mario Mazzoli di Berlino, Galleria SpazioA Contemporanearte di Pistoria, Mother’s Tank, Station di Dublino, coordinate da Denis Viva.

  • Premio “on line” assegnato dal pubblico del web.

  • Residenze d’artista a Mosca e in Italia, un catalogo bilingue, mostre in Italia e all’estero oltre ai premi acquisto per i vincitori nelle categorie Gigawatt, Megawatt e Connectivity.

Iscriviti su premioterna.com

venerdì 7 settembre 2012

Warhammer Fantasy Roleplay: Teaser 6

Courtesy of kiasat @ flikr
Era vero che Grotius gli aveva severamente vietato di frequentare la locanda... Ma pareva riferirsi al solo salone principale. Là dove stavano i clienti. Fortunatamente, le altre stanze -- così come la cucina, il retrobottega e la dispensa -- costituivano un regno accessibile e inesplorato. Anche se lo chiamavano “gigante”, doveva ammettere di non essere molto alto per uno della sua età. La gente amava rivolgersi a lui con epiteti che non corrispondevano al suo aspetto. Ad esempio, c’era un vecchio Tileano che diceva sempre “Biondo! Ehi, biondo!”. Forse non ci vedeva tanto bene, ma era chiaro come il sole che lui aveva i capelli castano scuro, proprio come quelli di sua madre. Talvolta i grandi dicevano cose totalmente senza senso.
“Gigante”, lo chiamavano. Poi lo mandavano in miniera, perché era mingherlino e s’infilava bene nei cunicoli. Invece al paese la vita era decisamente migliore. Bastava stare attenti a non farsi prendere. “Se ti pigliano gli sbirri le buschi di santa ragione” ripeteva fino alla noia Mimì. Non che avesse proprio torto, ma si sa che le ciccione dicono sempre cose cattive. Comunque, lui in miniera ci tornava. Di tanto in tanto… per il resto, a sfamarlo ci pensava nonna Ketty e le matrone del quartiere. Un pezzo di pane lo si trovava sempre.
Quella stessa mattina aveva già esplorato le fondamenta. Lì, tutte le case erano palafitte. Per via dell’acqua. Nella stagione delle piogge non si riusciva a camminare da quanto fango c'era. La gente si trascinava dietro delle grosse vasche dove metteva la propria roba, anziché usare i soliti carretti a nolo. In effetti, anche durante la stagione calda i piani rialzati erano utilissimi: non ci entravano i serpenti. Lui, però, dei serpenti non aveva paura e così si aveva indagato senza indugio la parte “inferiore” della locanda. Non gli era piaciuta, ma restava senza ombra di dubbio un posto eccellente per nascondersi.
Successivamente era salito, come al solito, sulla catasta di legna marcia che Grotius non si era mai deciso a togliere dal retro. Da lì poteva infilarsi in una certa fessura tra le travi – ma solo dopo aver tolto le ragnatele – e sbirciare cosa accadeva nello stanzone. Se si fosse annoiato, avrebbe sempre potuto sbucare nella dispensa e sgranocchiare qualche galletta. In alternativa, arrampicandosi lungo la corda del montacarichi si accedeva al sottotetto tramite l'abbaino. Lì dormiva la servitù. Uomini e donne assieme. Non si stava certo scomodi tra i sacchi di granaglie.
...Ma perché quel trambusto? Cosa stava succedendo al bancone?


Il biondo aveva ordinato un doppio grog. Aveva la faccia di uno che era stato all’Inferno. Grotius conosceva bene quel tipo di espressione. Nulla a che vedere con le sbronze colossali dei perdigiorno in libera uscita. I bucanieri erano gente decisamente diversa da quella inutile marmaglia. Settimane nella giungla, dove ogni cosa poteva ammazzarti. Settimane in un posto dove degli animali sentivi solo il suono. Sapendo come muoverti, tiravi a campare cacciando maiali selvatici e, vivendo di carne grigliata, di certo non te la passavi male.
Tutto dire, naturalmente. Non che gli Estaliani e Bretonniani vi sbarcassero sempre ladri, stupratori e criminali in genere. Stigvasson l’aveva detto chiaro e tondo: “Non siamo una fottuta discarica. Ve lo ripeto in dieci lingue, se serve… magari inchiodate a una trave. Non. Siamo. Una. Fottuta. Discarica”. Poi aveva guardato in direzione dei suoi consiglieri: “Com’è che dicono, i damerini? Foutue? Con?” Un barlume improvviso gli aveva illuminato gli occhi: “Ma certo, mon Capitan. Ora ricordo la frase che volevo dirvi nel vostro magico dialetto: pas votre toilette de merde. Vous plait? Si non… avete la mia parola che ci comporteremo di conseguenza”.
Poi c’erano state lamentele, frasi di disprezzo… il Comandante De Villiers non accettava ordini da un mentecatto. Oh, sì: erano volate parole pesanti. Mangiamignatte. Checca, femminuccia, marchettaro. Lurido imbecille. Bellimbusto. Barbaro. Cicisbeo. Era quindi seguito un minuto di silenzio imbarazzato: De Villiers non pensava di dover rispondere, ma Stigvasson era dannatamente certo che “cicisbeo” dovesse pur voler dire qualcosa di brutto, con tutte quelle “c”, quelle “s” e quelle “b”. Nessuno osò chiarire il malinteso. De Villiers tentò quindi un po’ di bruta diplomazia: senza dubbio, nessun aiuto sarebbe giunto dalle Schiere di Igor e perfino i vassalli di Olaf il Rosso parevano essersi completamente disinteressati alla colonia da più di qualche lustro. “Tutte menzogne”, aveva risposto Stigvasson e, con ostentata fierezza, aveva introdotto nell’agone il povero Isak Matsson: “Ecco a voi gli occhi, le orecchie e la voce di sua maestà Olaf in queste terre. Una sua parola e i Draghi di Norsca caleranno in nostro soccorso. Una sua parola…” pausa ad effetto – espediente di cui Stigvasson era senza dubbio maestro: “Una sua parola e le stesse Schiere di Igor si ridesteranno nella piana del Kislev. Dimentica Praag, si abbatteranno come una falce sugli esili steli di grano, cioè i miseri ed effeminati popoli del Sud”. Applausi. Tripudio. Brindisi così forti da rompere i boccali. Grotius, intanto, segnava tutto sul conto del Bretonniano.
Naturalmente, la geografia non contava: Kislev era ormai relegato oltre il limes imperiale. La parola di Isak, poi, aveva ancora il valore di vent’anni prima a un oceano di distanza? Non era oramai che un vecchio scrivano rachitico. Aveva pagato a caro prezzo gli sguardi lascivi rubati in gioventù a una certa Ingrid – e possibilmente un tradimento consumato nelle stalle del suo signore. Forse. Povero Isak: eccolo qui a tremare e balbettare dinanzi all’assemblea di questo letamaio dimenticato dagli Dei… illuso come nemmeno lo stesso Stigvasson poteva esserlo. Almeno il capo sapeva modellare i sogni per adattarli al proprio tornaconto, come fa il vasaio con l'argilla. Il nunzio del re, invece, ridicolo, brandiva gli occhiali. Ormai non erano che un vezzo raffinato per un uomo reso quasi cieco dalle notti trascorse a lume di candela, intento a scrivere un’opera che nessuno avrebbe letto… e per cosa, poi? Per invocare il perdono di qualcuno che aveva fatto ben più che rinchiuderlo in una prigione e gettare via la chiave?
Quella terra e quella giungla piegavano l’animo dei più forti. Chi non si adattava, moriva. Alcuni, per le malattie. Altri, per la fame. Altri ancora per il morso di una bestia velenosa. Molti, tuttavia, morivano dentro. Semplicemente, non tolleravano il fatto che quella enorme terra, che pareva messa lì per loro con enormi ricchezze ad attenderli, non avrebbe potuto essere domata da un pugno di diseredati. Era come tentare di raccogliere la sabbia a piene mani: molta ne sfuggiva e solo a pochi restava in mano qualcosa -- spesse volte un misero sassolino. Grotius era grato a se stesso per aver saputo superare ben presto quel genere di crisi. Era sceso a patti con gli eventi e, in assenza di alternative, si era creato il proprio mondo. Ognuno, del resto, poteva permetterselo, ma a patto che il proprio fosse anche un piccolo mondo.


Alla fine della tenzone, De Villiers era ritornato in patria. L’importante, per lui, era rientrare vivo. Degli screzi, nessuna menzione. Stigvasson stesso poteva continuare a fregiarsi di Isak come di un’arma segreta e magari ordinare pure un giorno di festeggiamenti per la dipartita della flotta. Tanto sarebbero ritornati. Magari con più coloni e meno feccia, per una volta… sempre che fare la voce grossa fosse servito a qualcosa.
Di quella feccia, comunque, il biondo che ora stava al bancone non aveva la minima traccia. I suoi occhi azzurri, vitrei, quasi cristallini, emanavano allo stesso tempo i segni di una determinazione titanica e di una stanchezza ancestrale. Aveva ordinato un doppio grog e Grotius gliel’aveva servito. Senza fiatare. Per un momento, si era perfino dimenticato di lucidare i boccali – l’attività con cui si fingeva impegnato mentre teneva d’occhio il resto della marmaglia che parassitava il locale.
Brutta cosa, distrarsi. Quel Logan McLean lo aveva già puntato con lo sguardo. Bastardo. Come tutti i McLean. Anzi no: Grotius di McLean aveva visto solo quell’esemplare. Se rappresentava il tipo medio, però, non c’era da stare allegri: significava che tutti i McLean della Caledonia erano una schiatta di villani inverecondi, cialtroni, sozzi e pure un poco maligni. Di quelli, insomma, che pensano di essere furbi e invece procurano solo guai. Si fanno scudo della propria ignoranza e credono sempre di avere ragione. Se i McLean erano tutti una variazione sul tema offerto da quel Logan maledetto, allora doveva trattarsi di una famiglia di mentecatti di professione e Grotius non si stupiva che i Bretoni d’Albione avessero tentato più volte di fare la pelle a lui, a suo zio e pure a quel cugino scemo che fissava sempre il vuoto.
Eccolo che comincia. Allunga il braccio. Allontana da sé il boccale. Fa un gesto elaborato con la mano sinistra, anche se il biondo gli dà le spalle. Infine, lo apostrofa con voce più stridula che rude: “Bel tatuaggio, deh!”.
Deh. Grotius ci pensa un po’ su. Ma da dove cazzo ha tirato fuori quell’intercalare? Ah, già: le prostitute di Miragliano. Chissà come aveva fatto a permettersene una. Nel frattempo, la conversazione continuava – a senso unico e già tendente a prendere una pessima piega.
“No, dico a te, moretto!” Insiste Logan, additando il biondo con l’indice nero e unto. Il biondo è perso nei suoi pensieri. Getta distrattamente un’occhiata dietro la spalla sinistra, più scettico che infastidito. Come se gli suonasse strano che qualcuno si stava prendendo la briga di disturbare proprio lui, tra i mille pezzenti a disposizione nell’arco di dieci iarde. In ogni caso, ciò che ha intravisto dev’essergli di certo bastato, perché se ne torna alla sua bevanda, senza colpo ferire.
McLean si rivolge allora ai propri amici, tipiche piattole da taverna. Parla a voce alta, scandendo bene le parole. Vuole che il biondo senta cosa ha da dire. Il problema è che al biondo, di quel discorso, non gliene frega proprio niente. Grotius però non resiste e vuole ascoltare comunque. Serve un altro cliente e tira subito l’orecchio.
“…l’ho già visto, vi dico,” blatera Logan: “Quel tatuaggio vuol dire una sola cosa e tutti lo sanno, da qui fino alle coste del Vecchio Mondo”. Tutti gli si fanno intorno e persino qualche avventore occasionale si avvicina al tavolo. “Quel ghirigoro è un antico simbolo dei Marat di Yaktal. Ne parla ogni schifosa iscrizione. Significa che quello lì ha ballato la Danza del Serpente ed è sopravvissuto”. Sguardi attoniti. Qualcuno non sa di cosa si tratti. Qualcun altro è dubbioso… non ci crede. E’ solo una leggenda che gira tra gli abitanti delle rovine. Logan ride dei loro scrupoli. Ogni fessura dei suoi denti marci si ricopre di saliva. Sputa per terra. Grotius annota tutto: anche sputare ha un prezzo in un posto dove i pavimenti puliti si vedono una volta l’anno.
“Se non ci credete, andate a chiedere alla megera del lago. Lei me l’ha raccontato quando sono andato a farmi curare il porro che avevo dietro all’orecchio: è dai tempi di Losterkisson che ogni tanto i Kolmeki scelgono un uomo… di solito maschio e robusto. Lo attirano nella foresta con i loro sibili maledetti e lui non può far altro che obbedire. Come d’incanto, il prescelto si ridesta al centro della piazza in una città mai vista… simile alle rovine di Qetz, tanto per capirci, ma completamente popolata.
“A quel punto i Kolmeki lo lavano e lo rivestono con le sete più pregiate, tinte nel sangue di cuccioli appena nati. Lo radono e cospargono il suo capo con oli profumati. Lui è come inebetito. Non sa cosa succede, ma non gli dispiace. E’ confuso. Gli danno da mangiare? Mangia. Vogliono che beva? Accosta le labbra alla coppa”. Come a mimare il gesto, McLean afferra il boccale e lo scola d’un sorso.
“Dice la vecchia che i grandi sacerdoti preparino una mistura di frutta mista a bile di ramarro. Acuisce l’udito. Aguzza la vista… Stimola l’olfatto!” Tira su col naso, pesantemente: “Ve lo dico io cosa fanno i Kolmeki, quando ti offrono doni, regali e bei vestiti: ti preparano al rito, perché sei la loro vittima. La vittima sacrificale”. Grotius è esterrefatto: una favola, ma niente male per gli standard di Logan. Quasi quasi potrebbe assumerlo in cambio di una birra gratis a serata.
Il Caledone continua: “E’ come un capretto. Anzi no: come un maiale. Lo nutri così ingrassa e poi lo sgozzi e con le budella ci fai gli insaccati, mentre le setole le usi per le spazzole, eccetera”.
“Un olocausto!” Grida Isak con tono febbricitante.
“Che cazzo ne so. I Kolmeki hanno già ammazzato altre volte, ma se in certi giorni dell’anno non ottengono un sacrificio coi fiocchi, i loro Dei si adirano e scagliano una maledizione tremenda su tutta la città. Altrimenti perché ci sarebbero tante rovine?” Il pubblico pare convinto che non possa essere diversamente. “Insomma, questo qui beve le loro droghe ed è intontito dai loro sussurri demoniaci. Quindi lo pigliano, lo adagiano su una specie di altare e cominciano a incidergli sul collo quella specie di marchio. Gli inchiostri sono ricavati sminuzzando denti di Nagarronte e mescolandoli a chiara d’uovo di scinco. Finché eseguono il tatuaggio, il poveraccio se ne sta tranquillo e si lascia ricamare la pelle… poi però gli aprono le budella e bisogna che lo si leghi per evitare che scappi o si scuota troppo. A quel punto, comunque, per via delle droghe, il malcapitato impazzisce e ancor prima che sia tutto finito pare che molti crepino annegando nella loro stessa bava”.
Fine della storia. Immediata. Brutale. Cala il silenzio e Logan si ritira soddisfatto, rilassando le membra sullo schienale della sua sedia di vimini. Grotius inarca un sopracciglio in segno di disappunto: qualcosa non torna.


Eccolo che parla! Ha fatto proprio bene a continuare a origliare. Che storia tremenda… e lo straniero che cosa dirà di bello? Magari lui ha una storia diversa!
Il biondo si alza dallo sgabello, termina con un paio di sorsi il contenuto del suo bicchiere e lentamente si dirige al tavolo di Logan. Magari adesso si picchiano. Capita spesso, soprattutto i sabati sera. E’ veramente uno spasso, ma bisogna stare attenti. Una volta, quando ancora gli era concesso di starsene in locanda, aveva dato una mano a Stigvasson contro un terzetto di bucanieri che lo avevano offeso: aveva fatto inciampare il loro capo e poi il Norsmanno l’aveva finito scaraventandogli una sedia addosso. Bei tempi.

Grotius spera vivamente che il biondo non voglia attaccare rissa. Quei tipi non li fermi facilmente. Non è per il biondo, sia chiaro. Nemmeno a Logan ci tiene troppo, ma è un cliente fedele e lo scellino in meno a fine settimana si farebbe sentire. Il problema è che quelli come il biondo non solo ti picchiano: ti ammazzano senza pietà e poi tornano a bere il loro schifoso idromele – o qualunque cosa bevano quando non vogliono pensare troppo. Lo fanno con una naturalezza da macellaio. Semplicemente, ne hanno viste troppe. Non c’è piacere e nemmeno vendetta. Fanno e basta. Come qualcosa che si deve fare. Non come qualcosa che si vuole fare. I bucanieri più sgamati, in effetti, hanno un brutta idea di fatalismo…

“Se tutti quelli che vengono catturati dai Kolmeki muoiono, come ha fatto la vecchia a scoprire tutta la storia?”
Parla! Che voce roca! Ne era certo: quello lì è diverso dai soliti clienti. Forse si farà dare un giaciglio nella soffitta e allora potrà fargli tutte le domande che vuole. Anzi, magari ha proprio bisogno di qualcuno di piccolo per guardargli le spalle. Di certo non ci sono candidati migliori di lui per questo ruolo essenziale. Il viscido Logan, però, non gliela dà vinta.
“Naturalmente,” ride il Caledone, “i bucanieri sono quelli che, nella giungla, sono più esposti alle lusinghe dei Kolmeki. Non tutti, però, sentono il richiamo… e allora ad alcuni capita di incontrare i propri vecchi camerata che vagano come posseduti in mezzo al fogliame. Molti li hanno pedinati per giorni, fino a raggiungere la loro destinazione ultima… forse proprio la perduta citta di Itza-Kemsek – il cui nome forse significa Culla del Diavolo. Allora, chi è ancora sano di mente si nasconde, solo per vedere da lungi il compagno che, reso folle dalle droghe, si dimena come un ossesso mentre i Kolmeki lo squartano a poco a poco, con metodo. Quando li legano per le braccia, sono soprattutto le gambe a muoversi e contrarsi. Per questa ragione la chiamano Danza del Serpente. Ci sono però delle versioni secondo cui la vittima sarebbe stata impalata. gli arti legati con delle cime. Così è più facile per i Kolmeki disarticolare le giunture con possenti colpi di mazza… e allora sì che il poveretto diventa una vera e propria marionetta. Viste queste atrocità, i bucanieri scappano e mai più le dimenticano… salvo il fatto che nessuno di loro pare sia capace di ritornare sui propri passi o indicare su una mappa la collocazione precisa della misteriosa Itza-Kemsek”.
Il biondo pare annoiarsi. Fissa Grotius con un mezzo sorriso: “Se la storia è finita, vorrei andare a dormire”. Grotius annuisce e assieme concordano il prezzo per una notte al coperto. Il capannello di gente, intanto, continua a confabulare. Quando il biondo si dirige verso le scale, portandosi appresso la spada, il moschetto e il suo misero bagaglio, quattro o cinque uomini gli si parano di fronte.

“Dunque?”
Il biondo scuote la testa. Non capisce cosa vogliano.
“Com’è che saresti sopravvissuto tu, sentiamo?”
Interviene subito un altro: “Non è che questa roba sia contagiosa?”
Il biondo non fa una piega e persevera nella sua linea pacifica: “Non penso che un po’ d’inchiostro…”
“E se lo venissero a prendere? Se fosse scappato e non avesse dovuto? Magari questo ha generato l’ira dei Kolmeki!”
Il biondo mette le mani avanti: “Sono tutte belle storie, ma credo che qualcuno qui abbia solo sonno”.
“Facile parlare, tu che non hai famiglia! Io invece col cazzo che dormo tranquillo: uno scappa, s’incazzano gli Dei, si incazzano pure i Kolmeki e poi sono noi che vengono a prendere. Ma dico, dove abbiamo la testa? L’abbiamo infilata nella latrina? Questa è una cosa rischiosissima!”
Lo interrompe Grotius: “Scusate, signori, ma se avete una disputa da sistemare siete pregati di farlo fuori”. Sorrisi maligni. Colta l’ambiguità, l’oste precisa: “Fuori. Da. Qui. Capito? In alternativa, denunciate il caso a Stigvasson e vedrete cosa vi dirà.” Gli rispondono sguardi rassegnati. Anche il biondo, che aveva messo mano alla spada, pare rilassarsi: nessuno ha la minima intenzione di attaccar briga stasera.
“…E comunque, cosa cambierebbe anche se si fosse inchiappettato una di quelle bisce maledette? Mica ha la lingua biforcuta!” Tutti scoppiano in una risata colossale.
Molto strano, pensa il bambino. Gli pareva che il biondo avesse delle scaglie rosse attorno al polso sinistro.


La leggenda ha forse un fondo di verità?
Chi sono i misteriosi Kolmeki?
Dove si trova la colonia in questione?
Grotius riscatterà l'ipoteca sulla sua locanda?
Infine, il biondo straniero è veramente sopravvissuto alla Danza del Serpente?

Tutto questo e molto altro ancora nella nuova campagna di
Warhammer Fantasy Roleplay
A Dicembre, presso Kantiere Misto!

giovedì 6 settembre 2012

PACIFIC FEST @ Azzano X PN

Tre giorni di musica, arte, installazioni, mostre, spettacoli, laboratori, attività per bambini e famiglie. Ampio stand enogastronomico ad orario pranzo e cena con prodotti locali e genuini!!

Evento ideato e organizzato da LMD Project in Collaborazione con Corva Collabora

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Venerdì 07 (in collaborazione con Friday Sessions)
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Ska workers (Reggae/Ska – TV)
Magazin Roots (Reggae/Roots – VE)
DJ set Michele Tonus - Andrea "Boss Sounds" Cattaruzza - Soulful Jules
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Sabato 08
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Horrible Porno Stuntmen (Psychobilly/Rock/Rockabilly – RN)
The Hormonas (Blues/Country/Post punk – VE)
The Haddocks (Funky – PN)
Criminal Party (Grunge rock - PN)
DJ set Checco Merdez

"Era meglio spremere un'arancia che almeno ci facevi una spremuta"
Teatro da bar con "Pablo e the Leaving Brains"
Testi di Caterina Coral
Musiche di Pablo Perissinotto
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Domenica 09
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Luca Ferraris Trio (Songwriter/Folk – PD)
Entheos (Spettacolo di musiche e danze del Sud Italia – PN)
DJ set Romeo
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Inoltre durante i 3 giorni:
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Installazioni:
A cura della Associazione La suita.
Cupola geodetica a cura di Rural Boxx.
Area relax a cura della Associazione Spazio Zero

AREA SCAMBIO & BARATTO
by Collettivo La Piazza del Baratto!

Attività:
Visuals by Raz, Friday Sessions, Spazio Zero e proiezione di cortometraggi.
Spettacoli di teatro, danza, clown e artisti di strada.
Corso di avvicinamento alla canoa nel fiume antistante il parco a cura dell'Associazione "Corva Collabora".
Gara di briscola con l'Associazione "Al Pacifico".
Laboratori per bambini e famiglie con Lulú.
Mostra "Versi di terre e di acque" di Guerrino Dirindin.

Free camping!!

Bikers welcome!!

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INFO
Contatti LMD Project: progettolmd@gmail.com
Pagina LMD Project: http://www.facebook.com/LmdProject

Age of Wars (Kantiere Misto in English!)



Today the Age featured an article about the release and "heroification" of Azerbaijani murder Ramil Safarov. Steadily, Lachlan brought that article to my attention and we ended up discussing the international political issues about regions we know little of. What is the reason for such (relative) ignorance? Poor media coverage, complex historical ties that make those events unsuitable for thorough learning (unless one wants to spend much time and efforts specializing)?


Anyway, both of us acknowledge that despite the eventual Wikipedia's faults in dates, figures, and interpretation of historical facts, it is acceptable as means for getting a grasp of what happened in those countries. Further information could be gathered thanks to very up-to-date websites, such as www.peacereporte.org (http://www.eilmensile.it/), which is a very valuable source for the Italian reader.
 
 
As a result of our historico-political anxieties, I decided to publish the following summary, which collects what I have known so far about different countries. This is clearly not meant to be exhaustive (and, as a matter of fact, does not include Africa, Eastern Asia, and the Uzbekistan region). I plan to update it as soon as I am able to collect more data.

Balkans (and the Dardanelli Strait)
 
 
Balkans are a difficult region long before the Ottoman invasion. It was the home of mercenary tribes which submitted Greece; later, it became the battlefield where wars between barbarian tribes and the Eastern Roman Empire where fought. Then, Turkish invasion created a new East-West axis of conflict, whose maximum crescendo was reached during the siege of Vienna. In the meantime, the Balkans had always been considered a land of conquer, both by northern and southern countries. It is worth mentioning their great contribution to the constitution of Venetian army, which recruited there its finest light cavalry warriors. In more recent times, the Balkans flourished thanks to a late industrial revolution. However, demographics exacerbated ethnic tensions, which drew (and draw) on religious difference, poor management of the borders, claims for independence and, of course, the control of resources (such as the access to the Mediterranean sea). Soviet control over the area made things worse, because it fostered a ruling class of warlords and beaurocrats that found in communism a justification for their power. When left alone, they were able to manipulate national ideology to lead the people in long-lasting civil wars and conflicts.
 
Belgrad
Yougoslavia. Torn apart when several regions declared independence from the central government. Ethnic tensions exploded when Serbia tried to seize Bosnia. Ethnic cleansing and slaughter was carried on.
Kosovo: Ethnic tensions between the Albanian population in Kosovo, which is the majority, and the Serbians. When Kosovo declares itself independent, Serbia goes for slaughter and ethnic cleansing.
Greece: Although peaceful after WW2, extremist right-wing parties still have a great influence, which they built up on the dissatisfaction with national economy and immigration.
Romania and Moldova: Romania is now peaceful, but we should not forget that in neighbouring Moldova, the region of Transnistria acts like a de facto State, with its own rulers, currency, passports, etc. It is considered the European centre for illegal import of weapons.

Cappadocia
Turkey. While trying to become a worthy member of Europe, Turkey is divided. Its bigger part, the Anatolia region, apart from some luxury seaside resorts, is still a place where it is required to be careful (especially women). Turkey has still problematic relations with its neighbours (Syria), and contributes to the occupation of Kurdistan, whose inhabitants live in a permanent guerrilla state. In addition, Turkey was responsible for Armenians' genocide.

Mediterranean Middle-East


Introducing the Mediterranean Middle-East is difficult, because one could write either too much or not enough about the topic. Let us just remember that this region has always been a necessary transit for merchants going eastwards, which made it the most important market in Europe. It was already important in ancient times, when the wheather and geography of the area favoured some among the earliest urban settlements in human history. Now the distribution of resources is different, as well as the commercial routes. However, mutatis mutandis, it remains a key-region for cultural (and religious) reasons, and as a borderland which control the Saudi Arabia countries' access to the Mediterranean Sea.

Aleppo
Syria. Nowadays, Syria is screwed up by a civil war in which liberation army faces the dictator's troops. Moreover, the county has become the battle field among different islamic parties that compete for the control of the territory after the conflict. Integralism has a relevant role in the picture, while official Western intervention is limited by Russian and Chinese veto. However, Western underground involvement cannot be excluded -- as well as Israel's.

Byblos
Lebanon. Lebanon is the centre of ethnic tensions between different islamic groups, as well as the Maronite Christians. It is the place where refugee from Syria gathers. Golan hills are still a place of conflict with Israel (probably because of the water supplies).



Cyprus. offshore from Syria an Lebanon, Cyprus is divided in two parts. The Western is recognized by UN and has a working economy. The Eastern one is supported by Turkey only and appears to be poor and badly managed.

Tel-Aviv
Israel. it is a country of contradictions, born when the Sionist movement got support by Western countries (especially Britain and the U.S.) for the creation of a Jewish State. While it is true that Palestine was poorly developed at the time, the wealthy but demographically unsettling immigration of the new Israeli people broke the regional balances (as foresought by the supporting countries). A sequel of civil wars started, in which Palestinian faced Israeli for the control of resources and of the land itself. However, Palestinians did not completely align with the will of other Eastern Islamic countries (which were not looking after direct intervention) so it was left to fight alone over a certain period. This ultimately led to its defeat. Israel itself, as previously said, is contradictory: powerful army, widespread conscription, wealthy companies. However, it still preaches itself as the defender of the Jewish religion, while at the same time ambiguity is maintained whether or not it is looking after Western interests, global Jewish interests, or his citizens' ones (since not all of the Israeli are Jew).


West Bank
Palestine. After wars with Israel, Palestine shrinked to one fifth of its side. Its inhabitants live in a permanent state of siege, both in the West Bank and Gaza Stripe. Israel tries to end the siege by seizing all the resources and blocking as much humanitarian aids as possible. High demographics, illiteracy, and despair lead Palestinians both to unfruitful protests against the Israeli army and internal struggle for power. The only thing that kept Palestine alive is the diverse interests of Western countries, which officially support Israel, but do not wish to delude the Islamic oil countries.

The Heart of the Middle-East


Iraq, Iran, and the Arabian Paeninsula. Although the latter might deserve different consideration, it could be considered as part of that area that we regard as the cradle of civilization. They are dry lands, but settlements were developed along the abundant rivers that fertilized the fields allowing for richer harvests. Aboundant food resources led to the development of new working classes, among the finest artisans of their era. Moreover, the management of water streams and supply (irrigation, etc.) led to the rise of a class of beaurocrats that identified the social order they represented with the divine order advertised by the educated priests.


Later in the centuries, after the rise and fall of Sumers, Hittites, and Babylonians, Persia still proved to be a country of wonders and administrative solidity, as proven by the fierce resistance that was opposed to Alexander's invasion. The latter could be regarded as a brief parenthesis, that eventually led to the dissolution of central power which was substituted by local kingdoms whose political history, since then, was linked to different waves of immigration on behalf of the people from the Caucasian mountains and the plains beyond them -- starting from the Scythians until the later conquer by the Gengis Kahn's followers.


Meanwhile, the whole region was characterized by a distinct Islamic culture, imported from the Arabian nomad tribes of the South. Under the rule of different dinasties, the area knew different periods of renaissance, in which fine arts, culture, and commerce flourished. Eventually, Islamic tribes from Arabia focussed on westward expansion. Firstly, they sought control of the Mediterranean region (as mentioned before), which led to the Crusades when their interests clashed with the Byzantine Empire's ones (and the latter advertised the thing by directing European interests towards those lands). At the same time, North Africa was occupied.

It is worth mentioning that Persia, since Islam was spread, has always been characterized by Shia believers, which abide to a more structured religious system.

When industrial revolution was spread in Europe, this region remained underdeveloped and was eventually subject to dominance by the British Empire or, laterly, by the Russian interests for the area. Finally, things got complicated by the heavy influence of Soviet Russia and, after WW2, these "borderlands" became the theatre of Cold War conflicts, which led to the actual situation.


Saudi Arabia. In Saudi Arabia, women are still segregate and equality is not guaranteed.



Yemen. this country is very poor and poorly ruled. The lower classes live on the cultivation of some herb drugs, which help them forget starvation but at the same time stuns them with day-long feelings of dizziness. During the "Arab Spring", Yemenites tried to rebel to the power, but the situation got to a stall, especially because Yemen's fate did not raise much interest among other countries.


Iraq. this country was led by a dictatorship supported by Americans, which were funding Sunni Minority: the aim was that of creating a Sunni power in a region traditionally controlled by Shia Muslims (being the latter better disposed towards Iran). When Saddam Hussein did not align with Americans and tried to grasp control of the Middle East region on his own, two wars were fought on the country's territory which ultimately led to the defeat of the dictator but did not solve the ethnic tensions between religious groups. Under Saddam, Iraq was responsible for war against Iran, Kurdistan ethnic cleansing, occupation of Kuwait, etc...


Mahan

Khorasan
Iran. Iran was a fairly developed country in the Seventies. As Marianne Satrapi shows, they could listen to Western rock music and the wages were overall raising as a result of industrial (and cultural) development. However, the middle class in the big cities grew dissatisfied with the ruling Shà (king). This led to a revolution that tried to create a communist republic. However, the vast majority of the population in the countryside did not support socialsim -- also because of some badly managed reforms. So they supported the rise of an Islamic Shia party (the whole region is more Shia than Sunni) which led to the rule of the Ayatollahs. Now it is a disguised dictatorship in which power is balanced between the religious order and the new laicist ruling class (represented by President Ahmadinejad). Sometimes they differ, but most of the times they pursue common goals. One of them is that of becoming a nuclear power, in spite of UNs restrictions. They are not far from accomplishing such endeavour, given the infrastructure they developed.

Caucasus


While Balkans constitute the most important transit between Europe and the Middle-East, Caucasus links Persia with the northern Russian flatlands. Far from being dry, this region is placed between two main inner seas: the Black Sea (East) and the Caspian Sea (West).

Sarmatians Raiders
When Romans started spreading their power in Europe, the Southern Russian flatlands where already inhabited by horse-riding nomads. Some of them, centuries later, moved and reached the border of the Roman Empire (Alans, Sarmatians...), while part of these people went southwards, thus mixing with the Caucasians or crossing the mountains to reach Persia (and Parthia).



The main autonomous political entity of Caucasus has been Armenia. It gained its administrative definition as a Hellenistic kingdom after the dissolution of the Persian Empire. Then it became a Roman Province -- not without issues with the local Parthian Kingdom. Roman efforts to support a local monarchy opposed to Parthian interests failed, but at least Parthia accepted peace with the Romans.

Eventually, Armenia became subject to many foreign rulers. Its story is the story of a region that, because of its strategic importance, was contended by all of the surrounding countries The last of them were the Caliphs. Even if a great part of their kingdom seemed lost to Islamic rule, Armenians held relevant power among the Byzantine ruling class. Their influence lasted until the end of that Empire, which almost coincides with Armenia falling under the control of the Ottomans, mostly unvaried untill the start of the Twentieth Century.


Armenia. After decades of fights, ethnic cleansing, and genocide, Armenians were granted the right to build their own nation... which is surrounded by unfriendly countries that did not like the outcome of this nation-making project.



Georgia. on the border with Russia, Georgia has an ambiguous relationship with the former motherland which led to military fights and even various attempts for invasions. Georgia and Russia share two problematic regions, which from time to time try to officially accomplish their independence: Abkhazia (North-East) and South Ossetia (North). The two of them are de facto independent and supported by Russia, as an attempt to reduce Georgian control over its borders. This situation led to terrorism in all of the involved countries.


Azerbaijan. after Gorbachev's glasnost policy, Azerbaijan declared independency. The Armenian population of its Western Nagorno-Karabakh mountain region, however, tried to secede from Azerbaijan, which was obstaculating contacts with Armenia -- and in doing so they were backed up by Armenian government. This led to a war at the end of which Armenians controlled  16% of Azerbaijan terriotry.

Eastwards: when Middle-East becomes India


Finally, we come to the Eastern border of what we call the Middle-East. While the Islamic influence remains strong, we find different traditions from our stereotype of Islamic countries as desert places. The harsh and cold mountains of Afghanistan become fertile hills and eventually wetlands when they join Indus river.


Afghanistan. it has a story similar to Iranian one. The shift between Communist and Taliban rule went through different alliances by various political leaders which tried to work for both sides (or none at all). Soviets ultimately decided to invade the country in order to support one of the leaders who befriended them offering benefits in exchange for victory. Conversely, this triggered American intervention, which led to the Russian-Afghan war in which the Russian army was defeated by Talibans supported by the US. Later, Talibans extended extermist islamic law to the whole country. After their alleged participation as contributors to the Al-Qaeda movement, they were invaded by America, which was supported by NATO forces.


Pakistan Punjab
Pakistan. (as far as I know) it represents the "Islamic" part of India. Its land extends on both the banks of Indus river. Its population is huge, but small if compared with India. There are always tensions between Pakistan and India and relations are not always friendly. Pakistan got nuclear weapons during its economic boom in the Seventies. Civilian rule was substituted by (US supported?) military dictatorship in the late Seventies. As a result, nuclearization and islamization were boosted. In that period, Pakistan became the US support-base for Afghan combatants. Pakistan thus became the cradle of Jihadist movements which had built upon the Mujahideen guerrilla against Russia. Finally, tension with India exploded in a war for the control of Kashmir region (1999 war followed 1947 and 1965 ones).

mercoledì 5 settembre 2012

COMODAMENTE @ Vittorio Veneto



Parte il festival Comodamente: tre giorni di parole, storie, immagini, pensieri, suoni e sapori per meravigliare e meravigliarsi, per ritrovare lo stupore che ci permette di scavalcare i pregiudizi e le facili conclusioni. La meraviglia è l’emozione di restare, per una volta, a bocca aperta.

VI edizione, MERAVIGLIA
7.8.9 settembre 2012, Vittorio Veneto (TV).

Info:
tel. 0438.553969 cel. 320.3666760
info@comodamente.it
www.comodamente.it